La Malga e i Mulini

La Malga


Un tempo denominata „baito“, rappresenta oggi l’esempio più tipico del luogo dove avveniva la produzione del formaggio nelle zone di montagna.
La malga turnaria di Molina venne istituita nel 1879. All’inzio era situata nei pressi della Sala civica, vicino la chiesa, ma nel 1958 è stata distrutta per poi essere ricostruita, con le stesse pietre, lungo la strada per Cerna e rimanendo in funzione fino al 1981.
Come per il resto del paese di Molina, la pietra utilizzata per la costruzione dell’edificio si tratta della tipica Pietra di Prun.

La malga aveva carattere sociale turnario, ovvero gli allevatori uniti in società, conferivano il latte alla malga, affinchè ogni singolo socio potesse fruire dell’intera produzione giornaliera del paese per potersi produrre il proprio formaggio, burro e ricotta.
Era divisa in due locali, uno adibito alla raccolta del latte proveniente dall’alpeggio in estate e dalle vicine stalle d’inverno, mentre l’altro serviva alla produzione del formaggio.

Attualmente viene utilizzata per laboratori con le scuole o dimostrazioni della lavorazione del latte durante le festività.

I Mulini

L’esistenza dei mulini, dai quali prende il nome il paese, è testimoniata fin dal Medioevo e nella sola area di Molina se ne contano 18.

Grazie all’acqua fornita dalle tre sorgenti principali che confluiscono nel vajo di Molina, il paese è riuscito ad avere un discreto sviluppo commerciale.

La principale professione legata all’uso dei mulini era ovviamente quella del mugnaio, ma, accanto si sono costituiti altri quattro tipi di opifici: il Fol, il Maglio, il Torchio e la Segheria.

Il Mulino sfruttava la forza dell’acqua a caduta che facendo girare le ruote esterne permetteva di attivare le macine usate per la macinazione dei cereali.

  • Il Fol era utilizzato per la lavorazione dei tessuti, in particolare il medolàn un tessuto misto di lana e canapa.
  • Il Maglio invece sfruttava l’energia dell’acqua per per azionare maglio e mantici utili per la lavorazione dei metalli.
  • Il Torchio azionato dalla forza idraulica permetteva la spremitura delle noci per ricavarne l’olio usato nelle case per l’illuminazione.
  • Infine, la Segheria utilizzava l’acqua per il taglio del legno (credo?) che serviva per la fabbricazione di mobili come credenze e tavole.

Delle strutture esistenti, alcune sono abbandonate e in condizioni precarie mentre altre sono state ristrutturate e adibite ad uso abitativo. Rimangono solamente due strutture ristrutturate, il Molin de Lorenzo e il Molin dei Veraghi.

Il Mulino dei Veraghi è aperto nei giorni festivi dalle 15.00 alle 18.00; in altri momenti su prenotazione. Località Veraghi, tel. 349 8528062

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